
...Pino restò col fiato sospeso: quello… quello… sembrava proprio un gatto… no, un coniglio… Oh, caspita, caspita, caspita, era un cane! Santo cielo, forse era il suo cane! Allora Babbo Natale era riuscito ad arrivare fin lì!
Col cuore in tumulto, scivolò lungo la scala senza far rumore, ma ciò che vide gli gelò il sangue nelle vene: una forma scura, gigantesca, occupava tutto il vano della porta, dalla quale entravano manciate di neve e sbuffi di aria gelida. (...) Pino, con un piede sul penultimo scalino e l’altro ormai a terra, le braccia abbarbicate al corrimano come ad un’ancora di salvezza, non si muoveva e non parlava.
(da "Una piccola casa"
il cui autore è temporaneamente
a me sconosciuto!)